critiche:.:::Gianni Gulinazzo
Viscerali visioni
Lentamente, quasi in punta di piedi, dinanzi all'opera di Gianni Gulinazzo,
l'istinto sovverte qualunque azione e catapulta la vista in un grembo cromatico.
Il suo linguaggio è primordiale fatto di carne e di luce.
I suoi corpi avvolgono lo spazio.
I suoi paesaggi parlano incessantemente.
Una sinestesia con la terra natale: una percezione simultanea che trasferisce,
con i suoi ampi tratti, le sensazioni visive in quelle sensoriali.
E' la dimora del sole che non abbaglia, ma riscalda come l'espressione del
"Mare", una tela fremente di vita o di "Etna gigante" nel
quale il sogno appare poco seduttivo rispetto alla forza della realtà.
Questa natura riverbera le sue viscere, pregne di sanguigni abbandoni,
consacrandole al tempo sotto forma di visioni.
Un trionfo luminoso che percorre un cammino privo di ombre e ricco di sguardi
tutti volti a raggiungere una meta che porterà a nuove evoluzioni istintive.